I social bisogna saperli usare. Altrimenti fai la fine di Groupalia e i suoi fratelli. Che spammano l'hashtag terremoto e collezionano una figura barbina di proporzioni epocali...
Non ci perdo più di tanto perché non ne vale la pena. E' una mania non solo italiana. Si prendono gli hashtag più caldi del momento e si usano per spammare porcherie. Così è successo con il terremoto di oggi.
Che dire? Basta e avanza la collezione di vergognosi esempi che vedete qui sopra (avevo visto qualcosa di simile anche quando morì Morosini). Groupalia e i suoi fratelli stanno prendendo sonori ceffoni su Twitter da oltre un'ora. Per non parlare delle condivisioni su Facebook. Insomma, una figura di merda (impossibile usare altra parola) cosmica.
C'è poco da dire, ma una riflessione la faccio. I social non sono un gioco. I social sono un mondo. E per approcciarli bisogna conoscerli. Dei tweet del genere dimostrano che le aziende italiane non ne hanno ancora capito l'importanza.
Solitamente funziona così. "Cosa? Dobbiamo pagare qualcuno per fargli gestire il nostro Twitter?". "No, dai. Diamo 100 euro a un pischello e via. Cosa vuoi che sia. Lavora un minuto al giorno...". E così finisci per usare l'hashtag terremoto per sponsorizzare un viaggio a Santo Domingo. E ti resta solo la vergogna. Gratis. Come l'ignoranza.
Silvio De Rossi on Twitter e Facebook
UPDATE! Brux chiede scusa così:
Bocciati nuovamente. Il colpevole sarà punito? Dove siamo? Nel Medioevo? Azienda, Brand e dipendenti sono una cosa sola. Sempre.
UPDATE! Le scuse di Groupalia su Facebook.
NE PARLANO:
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alle 20:51
Luca
Io pero' boccerei pure la replica alle scuse di Brux...
Se e' vero che e' stata l'iniziativa di un singolo dipendente e' giustissimo, a mio avviso, punirlo visto che ha comunque procurato un danno. Anche se non siamo nel Medioevo.
Chi sbaglia dovrebbe pagare. Anche in Italia. E forse le cose funzionerebbero meglio...
Saluti