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Google dà del truffatore a un utente e viene condannato dal Tribunale di Milano

Juliette Bellavita avatar Mercoledì 6 Aprile 2011, 14:58 in Google di Juliette Bellavita

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Ancora polemiche sui servizi forniti da Google. Se per una volta si sono salvate le nuove foto inserite su Street View questa volta a protestare contro Big G è un utente che nel motore di ricerca ha visto associato al suo nome il termine "truffatore" attraverso il "Suggest".

L'imprenditore indispettito ha tempestivamente contattato Google per chiedere la rimozione dell'infelice (ma non sappiamo se veritiero) abbinamento, ma l'azienda di Mountain View ha comunque deciso di non intervenire sottolineando che il sistema alla base del "Suggest" ruota attorno a un algoritmo costruito sulle ricerche effettuate dagli utenti e per questo motivo non è responsabile in alcun modo dei risultati che compaiono online.

La risposta non è bastata al Tribunale di Milano che ha rigettato l'obiezione di Google in quanto Service Provider e come descrive molto bene Punto Informatico

I motori di ricerca, si spiega nel documento del Tribunale di Milano, sono database che indicizzano i testi sulla Rete e che offrono agli utenti un accesso per la consultazione. Per tale motivo essi sono da considerarsi allo stesso tempo come una banca dati e un software. "Per tale ragione - sottolinea la decisione - i motori di ricerca vengono qualificati come ISP ed operano come intermediari dell'informazione tipici dell'Internet, utilizzando vari strumenti per intermediare appunto le informazioni, tra cui a) una piattaforma tecnologica (il che comporta pagine di web, data-base e software necessari al funzionamento della piattaforma); b) data-bases e c) softwares (in particolare gli spiders)". Il complesso di tale sistema consente di "pervenire all'esito della ricerca che è una o più pagine web con una serie di informazioni organizzate dal meccanismo predisposto dal motore di ricerca".

Se da un lato dunque il Tribunale di Milano ha decretato che l'abbinamento fondato sull'algoritmo Google è diffamatorio e per questo oltre ad essere rimosso è necessaria un'ammenda all'azienda responsabile, dall'altro Google ha tentato fino all'ultimo di difendere la sua posizione facendo ricorso. Alla fine però la decisione è stata presa e Google è stato condannato a rimborsare 1.500 euro per la lesione dei diritti e 2.300 euro per le spese legali. La somma non spaventa di certo il gigante di Mountain View ma serve da precedente per un altro mare di possibili cause che potrebbero partire contro Google.

L'amaro in bocca è passato dall'utente a Big G che ha dichiarato:

"Siamo delusi per la decisione del Tribunale di Milano. Riteniamo che Google non debba essere considerata responsabile per i termini che appaiono in Autocomplete in quanto vengono previsti attraverso algoritmi che si basano sulle ricerche effettuate in precedenza dagli utenti, non vengono identificati da Google stessa. Al momento stiamo valutando le opzioni a nostra disposizione".

La battaglia è dunque ancora aperta e non è detto che un secondo round non sia pronto a scaldare ulteriormente l'atmosfera. Secondo voi chi ha ragione?

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