La notizia: eBay multato di 40 milioni di euro per aver permesso sul suo sito la vendita di borse contraffatte dei brand del polo LVMH, ne parla WhyModa.
Un dubbio: è giusto multare il service provider per un reato commesso da un utente di tale servizio?
La difesa di eBay si basava - e si baserà nelle future cause - sul concetto di piattaforma: definendosi tale, eBay si mette al sicuro dall'utilizzo che i suoi utenti fanno del servizio offerto.
Il nostro sito è un luogo che offre ai propri utenti la possibilità di vendere e comprare oggetti, in qualsiasi momento, da qualunque postazione Internet e con diverse modalità, eBay non ha nessun controllo o responsabilità in merito alla qualità, sicurezza, liceità dei beni messi in vendita sul sito. Non può inoltre verificare la veridicità e l’accuratezza delle inserzioni o la capacità degli utenti di vendere, acquistare e fare offerte. eBay non ha alcun ruolo nella compravendita che si svolge tra gli utenti a seguito della loro attività sul sito.
Il tribunale francese ha però dato ragione a LVHM che a questa definizione di eBay preferisce quella di broker. eBay non è una piattaforma che ospita e basta, è un broker.
Ne parla anche VisionPost sottolineando la posizione di eBay che finora si è sempre appoggiata alle leggi statunitensi ed europee sul commercio elettronico che prevedono una sorta di immunità per i servizi internet in relazione agli illeciti compiuti da parte dei loro utenti, almeno fin tanto che siano pronti a togliere il materiale incriminato una volta informati.
Dal canto suo l'accusa fa leva su un altro punto: eBay ha guadagni indiretti su ciò che i suoi utenti vendono, la commissione. In più secondo il tribunale parigino, non solo eBay non ha fatto abbastanza per impedire e prevenire la vendita di beni contraffatti ma è responsabile anche di vendite non autorizzate di beni originali, la cui distribuzione era stata circoscritta a specifici canali da parte delle aziende produttrici.
L'appello di eBay non si è fatto attendere: il sito di aste agirà in nome dei suoi utenti contro la condanna indecente.
Il dubbio di cui sopra è destinato a ripresentrasi ancora nel panorama 2.0: attribuire la responsabilità al fornitore di un servizio non equivale a incolpare il produttore e rivenditore di un oggetto di per sé innocuo ma usato per scopi illeciti dal consumatore finale?
E di conseguenza, come stabilire la responsabilità? Andrà a finire che, non appena i computer saranno abbastanza intelligenti, la colpa diventerà loro.
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alle 13:01
mirko
raccontateci?? ahahahah, cioè mò fai finta d'esse una redazione!? popone ripiateeee!!!