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Google Sites, test e opinioni sui siti facili di Google: condivisione e applicazioni riunite

Elisa avatar Lunedì 3 Marzo 2008, 10:21 in Google, Web 2.0 di Elisa

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Google Sites è stato lanciato nel fine settimana: come già segnalato da Paolo Galli su Usabilità, si tratta dell'evoluzione vera di Docs perché permette di integrare facilmente i documenti creati con la suite di produttività online e di renderli visibili e utilizzabili direttamente, in un vero e proprio sito web, dinamico e in evoluzione.

Google Sites è online da venerdì, già lanciato sul Blog di Google, e consente agli iscritti a Google Aps di creare un sito Web: semplicissimo, come tutto in Google, e fortmente integrato con gli altri strumenti targati G. 

Il rilascio di Google Sites è stato accolto con piacere da blogger e Google addicted: in particolare Googlisti ha testato l'applicazione e ne fa un ricco resoconto, qui. Ecco alcuni elementi messi in evidenza:

Dopo qualche minuto di tantativi, entriamo senza problemi nella “logica” di utilizzo di questa nuova applicazione: in realtà, più che di realizzazione di pagine web, dobbiamo parlare di composizione in quanto l’utente che voglia creare i propri Google Sites non deve far altro che selezionare titolo, descrizione, templates, immagini di sfondo ed elementi da integrare nella pagina web.

Il fatto che non viene richiesta nessuna competenza tecnica per utilizzare il servizio si traduce necessariamente in una sorta di “procedura guidata” che conduce l’utente attraverso una serie di opzioni molto semplici da sfruttare, modificare e personalizzare.

Semplicità assoluta: Google Sites minaccia di detronizzare i blog dall'olimpo di ambiente più semplice e veloce del Web.

Marco Camisani Calzolari commenta:

Google Sites apre ufficialmente l’era dell’Enterprise 2.0, ovvero il Software As a Service per scopi aziendali. Tutta la suite Google Apps è orientata in questa direzione ed anticipa la grande rivoluzione del 2008: il web 2.0 in azienda.

Così come per avere un blog oggi non serve conoscere i linguaggi di programmazione, anche nei nuovi strumenti interni non “sarebbe” necessario rivolgersi ai responsabili IT. Un click e la chat interna è pronta. Un altro e il sito è creato. Uno ancora e la gmail è settata sul proprio dominio.

E coloro che hanno fatto della progettazione di siti una professione cosa ne pensano di questo web development nazional-popolare? Sempre Marco Camisani Calzolari specifica che questa trasformazione è osteggiata dai tecnici dell’IT che mediamente non conoscono, e quindi rifiutano le nuove piattaforme. Se quella del “Web 2.0″ era materia da Communication Managers, è meno chiaro che l’Enterprise 2.0 non è materia dei responsabili IT.

Nonostante la semplicità assoluta Google Sites non è un'evoluzione di Blogger. E' qualcosa di diverso e qualcosa di più. Non è nemmeno una copia degli stumenti Wiki, anche se vi assomiglia molto. E' una conseguenza dell'acquisizione di JotSpot, servizio che forniva un'ottima tecnologia per creare anbienti collaborativi online, e, come specifica Quasi.dot che non si dica wiki! I mega professionisti incaricati delle relazioni con il pubblico presso la Grande G riescono nell’incredibile impresa di parlare del rilascio dei servizi di Jotspot all’interno della suite di Google Docs senza mai pronunciare la terribile parola.

Questo il video in cui Google presenta il suo ultimo nato. Che ne dite?

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02 Mag 2008
alle 20:30

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