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Ott 0719

Blog, stampa e legislazione: dopo l'America l'editoria italiana vuole regolamentare il Web

Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 11:15 in Blog


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Il convegno di Blogosfere a Smau 2007 è stato seguito anche online e tra i commenti arrivati sul blog segnaliamo questo intervento di Gino Silvatici, particolarmente significativo per l'evoluzione dell'editoria online.

Gino scrive:

ho scritto un commento in merito a questo. Ho trovato molto interessante il convegno organizzato da Marco Montemagno ieri allo Smau. Relatori di alto livello e discussione di alto livello su Internet. Oggi  però mi sono ritrovato questa notizia, riguardante la nuova proposta di legge sull'editoria che se approvata limiterà  molto tutto il Web 2.0 e mandarà a farsi benedire i concetti espressi da Marco
su accessibilità, velocità, semplicità, diffusione, condivisione...

Se ogni blog dovrà essere trattato come una testata giornalistica (con un giornalista professionista responsabile) quanti Blog finiranno?

Penso che sia giusto diffondere da subito questa notizia per bloccare questa proposta di legge, che metterebbe a rischio tutto il Web 2.0.

Chi di noi è giornalista professionista?

Va però ricordato che una simile normativa è da poco stata pprovata negli Stati uniit, come scrivevamo giusto qualche ora fa. Oltre oceano la novità è stata accolta con soddisfazione dai blogger che vedono così riconosicuto il lavoro quotidiano che contribuisce a far circolare l'infromazione online.

Sarà lo stesso in Italia?Tutto dipende da come sarà gestita la riforma. Per ora vi riportiamo il testo pubblicato da La Repubblica online, lo trovate nella seconda parte dle post. Qui invece il commento di Internet News, blog gestito da Gino.

ROMA - Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all'esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E' un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all'orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

Articolo 6 del disegno di legge. C'è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall'Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia "attività editoriale". L'Autorità non pretende soldi per l'iscrizione, ma l'operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale - continua il disegno di legge - significa inventare e distribuire un "prodotto editoriale" anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l'informazione, ma è anche qualcosa che "forma" o "intrattiene" il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.

Scritte così, le nuove regole sembrano investire l'intero pianeta Internet, anche i siti più piccoli e soprattutto i blog. E' così, dunque? Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: "Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile".

Un esempio concreto, però: il blog di Beppe Grillo verrà toccato dalle nuove norme? Anche Grillo dovrà finire nel registro ROC? "Non spetta al governo stabilirlo - continua Levi - Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute davvero alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà stata discussa e approvata dalle Camere".

Insomma: se una stretta ci sarà, questa si materializzerà solo tra molti mesi, dopo il passaggio parlamentare e dopo il varo del regolamento dell'Autorità. Ma nell'attesa vale la pena di preoccuparsi. Perché l'iscrizione al ROC - almeno nella formulazione attuale - non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.

Spiega Sabrina Peron, avvocato e autrice del libro "La diffamazione tramite mass-media" (Cedam Editore): "La vecchia legge sulle provvidenze all'editoria, quella del 2001, non estendeva ai siti Internet l'articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata. Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo stampa".

Anche Internet, quindi, entrerebbe a pieno titolo nell'orbita delle norme penali sulla stampa. Ne può conseguire che ogni sito, se tenuto all'iscrizione al ROC, debba anche dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.

Da Repubblica.it  

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Commenti

1. Lo psicologo, Sabato 20 Ottobre 2007 ore 21:55

Secondo me la gente che fa queste leggi non vive nella nostra stessa società.

Non è possibile che pensino davvero queste cose.

Mi sento come in un dipinto di De Chirico.

E tutto molto surreale...

Ma al contrario del dipinto, questa strana realtà fa paura.

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