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Internet deve chiudere, la bolla del Web 2.0 sta per scoppiare

Elisa avatar Venerdì 3 Agosto 2007, 09:24 in Techno Economia, Web 2.0 di Elisa

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Abbiamo cambiato idea, non aderiamo più all'iniziativa di Elton John "chiudi il Web per cinque anni e salva la musica" ma abbiamo deciso di prepararci all'esplosione della bolla speculativa del Web 2.0.

C'é un altro John che fa parlare di sé nella cronaca tecnologica e di nome non fa Elton. Si tratta di John C. Dvorak, blogger ed editorialista di PcMag che avverte: la bolla del Web 2.0 sta arrivando.

La bolla speculativa della new economy è un fenomeno che ha fatto storia: si riferimento alla crisi della società dot-com che tra 1999 e il 2000 ha bruciato più iniziative imprenditoriali di quante ne abbia acquisite Google negli ultimi 3 anni.

Sette anni fa il mercato del Web è collassato su sé stesso nel giro di pochi mesi a causa di investimenti poco oculati e iniziative azzardate nel settore dell'e-commerce. John Dvorak ha sottolineato che nella storia della tecnnologia si possono individuare cicli regolari che portano a crisi del settore: la prossima bolla ad esplodere sarà quella del Web 2.0 e Dvorak non ha dubbi, sarà un'esplosione senza precedenti.

Ecco le crepe che stanno sgretolando la delicata (ne siamo certi?) struttura del Web 2.0:

  • Neo-social networking: Secondo Dvorak l'espansione del social network è fuori controllo, anche le Chiese di quartiere hanno un angolo dedicato all'interazione social-virtuale.
  • Video Mania: troppe piattaforme per la condivisione di video. Una scossa in questo settore avrebbe conseguenze apocalittiche.
  • User generated content: è una carateristica del Web fin dalla sua nascita e non avrà conseguenze sul crollo se non nel caso sia questa stessa pratica sia usata per diffonderlo.
  • Mobilità assoluta: la mania da iPhone è un brutto segno. Tuttavia la mobilità è nell'aria dagli anni '90 e non può, da sola, azionare il crollo.
  • Ricerca basata sull'advertising: le società di ricerca online falliranno - ma Dvorak non spiega perché :)
  • Widget e Toolbar: dipendono troppo dal buon funzionamento del sistema operativo. Una Patch sbagliata e non funziona più nulla.

In realtà in questi punti non c'é nessun indizio concreto del prossimo crollo del Web: come scrive Doug Aamoth su CrunchGear la bolla prima o poi eploderà per il semplice motivo che nulla dura per sempre. Non necessariamente però le dinamiche saranno le stesse sperimentate nel 1999.

Anzi: per Aamoth la crisi del Web 2.0 potrebbe assumere la forma di una seleizone naturale dopo la quale resteranno in attività solo siti e servizi davvero innovativi. Nessuno scampo per i cloni che copiano le idee di successo altrui, cambiano una vocale e la spacciano per l'ultima grande novità.

Un'involuzione necessaria per selezionare prodotti di qualità e scartare invece servizi inutili e inefficienti: secondo Aamoth sarà come all'inizio con uno o due piattaforme di video sharing, altrettanti siti per il social networking e per i widgets.

Tish Grier riassume l'opinione di diversi colleghi e agigunge le sue conclusioni: in una parola il Web 2.0 è troppo.

Se aggiungo anche una sola toolbar al mio browser non avrò più spazio per guadare il contenuto della finestra.

E continua raccontando la guerra degli inviti nell'ultimissimo (e clonatissimo) social network rilasciato, dimostrazione che la bolla si sta effettivamente gonfiando a dismisura.

Ma c'é anche chi la pensa esattamente all'opposto: Marshall Kirkpatrick smonta pezzo per pezzo le argomentazioni di Dvorak parlando di continua innovazione piuttosto che di cloni, come li definisce Aamoth, sfaccetature di cui è giusto essere entusiasti perché ci porteranno al prossimo paradigma di sviluppo. Ecco i suoi punti:

  • ogni circuito di social networking dà valore all'esperienza del singolo: le nicchie possono così esprimersi e per questo le reto sociali online non possono fallire.
  • Stesso discorso per la video-mania: sono le nicchie di interesse a darle significato e a rendere vendibili gli spazi publbicitari di blog con poche centinaia di lettori.
  • Lo user generated content è monetizzabile: le aziende cominciano infatti a temere questo tipo di contenuti che hanno più appeal dei loro prodotti.
  • La mobilità estrema è la naturale evoluzione dell'economia, prima statica ora diffusa.
  • per quanto riguarda la ricerca online basta su pubblictà bisogna distinguere tra ricerca di qualità e ricerca scadente.
  • widget e toolbar non sono condizionati dal sistema operativo, non da cinque anni a questa parte.
La discussione continua: siamo destinati ad annegare in un mare di AJAX? Ai posteri l'ardua sentenza. 
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1
30 Ott 2008
alle 10:44

cold

Pianamente in linea con i fautori delle bolla.

http://ilweb20.splinder.com/

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