Abbiamo cambiato idea, non aderiamo più all'iniziativa di Elton John "chiudi il Web per cinque anni e salva la musica" ma abbiamo deciso di prepararci all'esplosione della bolla speculativa del Web 2.0.
C'é un altro John che fa parlare di sé nella cronaca tecnologica e di nome non fa Elton. Si tratta di John C. Dvorak, blogger ed editorialista di PcMag che avverte: la bolla del Web 2.0 sta arrivando.
La bolla speculativa della new economy è un fenomeno che ha fatto storia: si riferimento alla crisi della società dot-com che tra 1999 e il 2000 ha bruciato più iniziative imprenditoriali di quante ne abbia acquisite Google negli ultimi 3 anni.
Sette anni fa il mercato del Web è collassato su sé stesso nel giro di pochi mesi a causa di investimenti poco oculati e iniziative azzardate nel settore dell'e-commerce. John Dvorak ha sottolineato che nella storia della tecnnologia si possono individuare cicli regolari che portano a crisi del settore: la prossima bolla ad esplodere sarà quella del Web 2.0 e Dvorak non ha dubbi, sarà un'esplosione senza precedenti.
Ecco le crepe che stanno sgretolando la delicata (ne siamo certi?) struttura del Web 2.0:
In realtà in questi punti non c'é nessun indizio concreto del prossimo crollo del Web: come scrive Doug Aamoth su CrunchGear la bolla prima o poi eploderà per il semplice motivo che nulla dura per sempre. Non necessariamente però le dinamiche saranno le stesse sperimentate nel 1999.
Anzi: per Aamoth la crisi del Web 2.0 potrebbe assumere la forma di una seleizone naturale dopo la quale resteranno in attività solo siti e servizi davvero innovativi. Nessuno scampo per i cloni che copiano le idee di successo altrui, cambiano una vocale e la spacciano per l'ultima grande novità.
Un'involuzione necessaria per selezionare prodotti di qualità e scartare invece servizi inutili e inefficienti: secondo Aamoth sarà come all'inizio con uno o due piattaforme di video sharing, altrettanti siti per il social networking e per i widgets.
Tish Grier riassume l'opinione di diversi colleghi e agigunge le sue conclusioni: in una parola il Web 2.0 è troppo.
Se aggiungo anche una sola toolbar al mio browser non avrò più spazio per guadare il contenuto della finestra.
E continua raccontando la guerra degli inviti nell'ultimissimo (e clonatissimo) social network rilasciato, dimostrazione che la bolla si sta effettivamente gonfiando a dismisura.
Ma c'é anche chi la pensa esattamente all'opposto: Marshall Kirkpatrick smonta pezzo per pezzo le argomentazioni di Dvorak parlando di continua innovazione piuttosto che di cloni, come li definisce Aamoth, sfaccetature di cui è giusto essere entusiasti perché ci porteranno al prossimo paradigma di sviluppo. Ecco i suoi punti:
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alle 10:44
cold
Pianamente in linea con i fautori delle bolla.
http://ilweb20.splinder.com/