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Lug 0716

"Qualcuno scriva una storia del blogging": voci in difesa e contro i blog

Pubblicato da Elisa, Blogosfere staff alle 16:05 in Blog, Web 2.0


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Tutto è cominciato con un articolo di The Wall Street Journal che augurava buon compleanno ai blog.

Dieci anni fa nasceva il blog. Che li amiate o odiate, i blog hanno gestito campagne presidenziali e dato un pulpito all'uomo qualunque. Dodici commentatori dicono la loro su cosa il blog significa per loro.

La blogosfera però non ha gradito gli auguri del WSJ: un articolo scritto di fretta, secondo Michael Arrington che invita qualcuno che davvero ci tenga a scrivere la storia del blogging.

Ma quanti anni hanno il blog? Secondo il WSJ dieci tondi tondi ma basta questa frase per far scrivere a Duncan Riley che il Wall Street Journal sta cercando di riscrivere la storia del blogging.

Duncan continua: secondo la mia storia del bloggin, questo ha compiuto 11 anni il 10 gennaio, data in cui il primo blogger riconosciuto (anche secondo Wikipedia) Justin Hall comincia a scrivere un diario online con pubblicazioni giornaliere e datate, anche se ogni post giornaliero e linkato attraverso uan pagina di sommario. Sul diario scrive "Alcuni giorni, prima di andare a letto, penso alla mia giornata e a come si inserisce nella mia vita e scrivo qualcosa a proposito di cosa mi ha insegnato".

Secondo il WSJ invece il primo blogger è stato Jorn Barger che nel 1997 ha lanciato Robot Wisdom, influente blog americano che ha dato risalto al termine Weblog. Su qest'ultima parte conviene anche Duncan Riley che però nega che fosse Barger sia stato il primo blogger della storia e invita il giornalista Tunku Varadarajan, autore dell'articolo, a citare le sue fonti.

Nel dibattito si inserisce anche Robert Scoble: Mike Arrington ha ragione, la storia dle blogging proposta da WSJ è sbagliata. Dave Winer aveva un blog molto prima che Jorn barger cominciasse a bloggare o se ne uscisse con il nome "blog". Infatti, se ricordo bene, Jorn usava un software sviluppato da Dave sul suo blog.

Rex Hammock ha una sua verisone della storia del blogging: Penso che ognuno dovrebbe scrivere la propria storia del blogging o per lo meno di come se la ricorda. Forse solo la storia del loro proprio blog - o forse la storia di come pensano che il blogging sia cominciato. O la storia di come hanno letto per la prima volta un blog.

Insomma tutto è relativo. Una cosa è certa, e su questo sono tutti d'accordo: i blog o li si odia o li si ama. E Andrew Keen certo non gli vuole bene. Panorama qualche giorno fa riportava uno spassionato J'accuse dell'autore, noto per le sue critiche al Web 2.0. (Però nel Web 2.0 c'é anche lui con questo sito)

I blogger? Sono solo narcisisti digitali. Il web partecipativo? Milioni e milioni di scimmie esuberanti che stanno dando vita a una foresta infinita di mediocrità. Google? La versione 2.0 del Grande Fratello. Wikipedia? Un’enciclopedia fatta da ignoranti per ignoranti. 

Tra le tesi del critico Keen interessante considerazione che porta agli estremi la teoria del Web partecipativo: in una rete dove tutti diventano autori chi sono i lettori? Questo il punto di partenza di Cult of the amateur, libro di Keen a cui il Web sta inevitabilmente dando grande risonanza. L'accusa dell'autore al Web 2.0 infatti è finita su YouTube. Cliccando il link vedrete che i commenti sono disabilitati: forse il Web 2.0 non ha gradito l'attacco di Keen?

Viene anche da chiedersi che forse l'autore non si è reso conto di aver (in)volontariamente costruito un nuovo tassello del Web 2.0; lo stesso discorso può essere applicato ai post che vi abbiamo linkato qui sopra: tutti coloro che hanno scritto in risposta all'articolo del WSJ hanno aggiunto un nuovo nodo alla Rete e proseguito la storia del blogging e del Web 2.0. Ricostruirla poi sta al lettore, a suon di link e di personalizzazione delle attività di fruizione.

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Tutto è cominciato con un articolo di The Wall Street Journal che augurava buon compleanno ai blog.
Dieci anni fa nasceva il blog. Che li amiate o odiate, i blog hanno gestito campagne presidenziali e dato un pulpito all'uomo qualunque. Dodici co... [continua]

Commenti

1. PORCASI GAETANO, Mercoledì 16 Luglio 2008 ore 02:09

  1. PITTORE ANTIMAFIA GAETANO PORCASI

    “IL PITTORE CHE DIPINGE LA STORIA”
    Le tele di Gaetano Porcasi: “il pittore che dipinge la storia” sono uniche, oltre che per i temi di impegno e di denuncia sociale trattati, anche per la tecnica ed i colori mediterranei da cui traspare un intensa “sicilianità ” . La mostra itinerante del 2003 sulla strage di Portella delle Ginestre ha rivelato l’elevato livello culturale dell’indagine pittorica di Porcasi e l’attualità dei temi trattati. Quel che accade nella Sicilia del 1947 quando i contadini occupavano le terre incolte che volevano seminare per sfamarsi scontrandosi con i proprietari terrieri difesi dai gabelloti mafiosi, accade oggi in Brasile dove i campesinos “senza terra” vengono assassinati dai vigilantes armati dai proprietari terrieri che erigono mura in difesa dei campi incolti. Nell’immobile “fotogramma” di una tela, desueto per la civiltà delle immagini che attualmente viviamo, l’autore riesce a trasferire il patos degli eventi ed i personaggi scaturiscono come prodotto puro della sua tensione morale, suscitando intense emozioni. A far da contrappunto alle pitture storiche che raccontano gli assassini di mafia, i paesaggi di una Sicilia solare con i fichidindia, le agavi, le ginestre, gli ulivi, le arance, i limoni; patrimonio di una terra baciata da Dio e calpestata dagli uomini. Infinite le tonalità dell’azzurro con le quali Porcasi dipinge il cielo della sua terra, è da lì che ha inizio il suo viaggio nel tempo. Le pagine della storia della Sicilia, sono scritte con il sudore e il sangue dei contadini che hanno dovuto combattere a mani nude per conquistare la terra e la libertà. Le bandiere rosse, simbolo della lotta dei lavoratori d’ogni tempo si fondono con il tricolore. In fondo è un’epopea italiana, mediterranea quella che l’autore ci racconta. Bandiere rosse e tricolore sullo sfondo di cieli di un azzurro struggente che nelle opere di Porcasi cambia di tonalità a seconda degli eventi, delle stagioni, degli umori degli uomini e delle loro azioni. Testimonianza questa dell’appartenenza dell’anima al tempo ed ai suoi mutamenti. Solo la natura rigogliosa tipica di questa terra, bella, solare e mediterranea, sembra rimanere immutata, muta ed immutabile testimone degli eventi e del trascorrere del tempo. Qui gli uomini sono solo “accidenti”. In questo l’artista opera come una divisione metafisica tra la natura: flora e fauna volte naturalmente al bene ed alle leggi immutabili (naturali) e l’uomo che quando è protagonista, è anche trasgressore per interessi di parte, per egoismo sfrenato, dell’armonia del creato, attore di violenza. C’è un’anima naturalistica dell’autore che può spiegarci l’impegno di Porcasi sul fronte ecologista in difesa della terra dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo che gli è costato persecuzioni e denunce da parte del potere costituito. Numerose, le analogie con i dipinti di Renato Gattuso rilevati dai critici d’arte nelle opere pittoriche di Porcasi. Oltre al realismo cromatico viene invocata la sicilianità, che appare condivisa aldilà delle tecniche utilizzate, con il grande maestro di Bagheria. Il verde dell’albero d’arancio amaro con le sue foglie di un verde acceso, le spine che nascono dai rami, così come i frutti colorati di un “colore arancio” dalle tonalità cromatiche rare, testimoniano, aldilà della semplice raffigurazione cromatica anche un’indagine psicologica complessa. Dal ramo, comune sorgente, scaturiscono frutti succosi e spine, proprio come accade nella vita degli uomini, che ogni giorno sono protagonisti della storia nel bene e nel male. La sicilianità in Gaetano Porcasi, diventa allora metafora della vita, e pretesto per raccontare storie mediterranee dal contenuto universale. L’artista dipinge con un linguaggio non criptato, facilmente comprensibile a tutti, dipinge con il cuore. Aldilà delle considerazioni “etiche” resta una riconoscibilità immediata delle tele di Gaetano Porcasi, che, nell’arte d’ogni tempo, è patrimonio dato a pochi artisti. Taluni restano sorpresi nel constatare la giovane età dell’autore, dietro queste opere d’arte che sanno di maturità piena. Il futuro, per questo “siciliano puro” non sarà un semplice accidente, ma qualcosa di straordinariamente importante per il mondo dell’arte.

    Giornalista e critico d’arte
    Cosmo Di Carlo

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