Vi raccontiamo una storia, anzi, ce la racconta la blogosfera.
l'industria cinematografica e televisiva americana, esasperata, cerca un modo per ostacolare chi scarica illegalmente film e musica protetti da copyright e decide di affidarsi a una società specializzata nell'anti-pirateria. Dopo inutili tentativi si opta per una trappola: un sito con allettanti file video e audio pronti per essere scaricati.
Come finirà questa storia? Con un happy ending, ma non per le major.
A commissionare il sito-trappola è stata la MPAA, Motion Picture Assciation of America, che ha nel Web e nel P2P il suo peggior nemico. Il lavoro sporco, cioé l'ideazione del sito e la messa online è opera di Media Defender, società specializzata nella lotta la P2P illegale. La loro opera è Miivi.com, di cui potete vedere uno screenshot cliccando sull'immagine a lato.
Lo scopo dell'operazione, come spiega Trackback.it, era attirare utenti smaniosi di caricare e scaricare file protetti da copyright per poi denunciarli non appena la conessione avesse fornito i dati necessari. Era, perché la trappola è scattata a vuoto.
Un tentativo miseramente fallito: Media Defender è stata smascherata in meno di 24 ore. Il primo a segnalare la trappola è stato ZeroPaid che ha spiegato:
Il sito è apparentemente l'ultimo stratagemma nella battaglia acora in corso contro il file sharing illegale e letteralmete porta il gioco a nuovi livelli. Offre download di film integrali e anche la possibilità di scaricare e installare un miracolo programma che permette "download veloce e facile tutto in un unico grande sito". C'é solo un problema: il sito è registrato alla MediaDefender Inc. ed alle sue spalle c'è un esercito di spie pronti a denunciare tutti coloro che non se ne accorgono.
Un tentativo decisamente maldestro.
Ci piacerebbe linkarvi questo sito ma non possiamo: è già stato rimosso dopo essere stato definito da coloro che hanno avuto la fortuna di vederlo decisamente fatto male, con una grafica atroce… E non si trattava neppure del difetto più grosso: purtroppo per loro un semplice whois (che potete vedere qua sotto) portava direttamente alla MediaDefender.
Al suo posto c'é questo, e Wikipedia rende giustizia con una laconica ma efficace definizione.
La blogosfera americana fornisce qualche informazione in più: qui potete vedere lo screenshot del sito incriminato diffuso da ZeroPaid.
Torrent Freak ha seguito la vicenda e ha segnalato il sito-trappola fin da ieri; poi ha invitato gli utenti a uploadare materiale rigorosamente legale ma in file dal nome eloquente, messaggi come "questo sito è una truffa".
Come previsto Media Defender non ha retto e 24 ore dopo aveva già chiuso il sito. Una vittoria per il Peer to Peer, una figuraccia per l'antipirateria. Discutibile poi il metodo adottato: indurre gli utenti a commettere il reato mettendo loro a disposizione ii mezzi per poi coglierli con le mani nel sacco. Un esempio di giustizia?
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