Update! 18 luglio - Due mesi dopo l'inizio della vicenda arriva al sentenza: Il caso Peppermint riceve un primo chiaro stop in tribunale a Roma. I giudici della Capitale bloccano le richieste dell'industria discografica tedesca che, ottenuti gli indirizzi Ip degli utenti accusati di violazione di copyright, voleva risalire ai nomi. Peppermint ha torto: il tribunale a Roma blocca le richieste della Peppermint di conoscere nomi e cognomi degli utenti del peer to peer. I ricorsi di Peppermint contro Telecom e Wind per conoscere i nominativi sono rigettati.
Continua a leggere su Vununet.it
Qui tutti i nostri post sul caso Peppermint Jam.
Update! 21 maggio h 13.05 - Ecco le risposte di Otto Mahlknecht alle domande dei consumatori italiani. Intervista esclusiva di Massimo Mattone, caporedattore di Internet Magazine.
Caso Peppermint Jam, ovvero come farsi odiare dal consumatore in pochi semplici passi e usando la tecnologia.
E' scoppiato in questi giorni il caso Peppermint Jam Records, una vicenda che HipHop Selection ha seguito fin dalle prime fasi. Questo perché al centro della questione c'è la musica di Warren G, artista HipHop che HipHop Selection ha ormai messo nel dimenticatoio insieme a tutta la musica targata Peppermint Jam. A noi di High-Tech interessa perché l'accaduto va a toccare il mondo del Peer to Peer e ha a che fare con la sicurezza online.
Oggi il caso arriva sulle pagine di Beppe Grillo e da lì rimbalza ovunque: ma cos'é successo?
Ripercorriamo l'accaduto.
Non pensavo potesse succedere, ma oggi mi è arrivata una lettera contenente una chiara minaccia nel risarcire uno studio legale per conto di una etichetta discografica.
Il mittente è quello che ormai è stato ribattezzato Otto Vaschen, avvocato dell'etichetta discografica Peppermint Jam che chiede un risarcimento 330 euro a tutti coloro che hanno messo in condivisione P2P brani di proprietà Peppermint. In pratica è come se la Island Records vi facesse pagare una multa per ogni brano degli U2 che avete sul pc.
Tralasciando per un attimo le questioni legate al copyright (Update! 17 maggio: qui un approfondimento), la domanda è: come hanno fatto a rintracciare gli utenti che condividono brani Peppermint? La risposta della blgosfera è questa: infrangendo la privacy. Il lavoro sporco l'ha fatto Logistep, azienda svizzera che entrando nelle principali reti di P2P ha nalizzato i dati relativi agli utenti. Su PuntoInformatico un'accuratata spiegazione della vicenda.
3636 sono gli utenti che la Peppermint ha rintracciato e multato per la condivisione di brani di sua proprietà.Per diffondere la notizia è nato un blog dedicato: questo blog nasce con l'intento di unire il popolo dei 3636 sfortunati che si ritrovano "ricattati" da una casa discografica tedesca (Peppermint Jam Records Gmbh) per avere scaricato qualche file mp3 di cui la casa detiene i diritti.
Ora la vicenda arriva sulla stampa mainstream: staremo a vedere come si evolverà.
Qui tutti i post di HipHop Selection.
Italia-Programmi.net truffa: non pagate, ecco la lettera che vi arriva a casa
Italia-Programmi.net truffa: prosegue l'invio di mail per spaventare gli utenti
La blogosfera si è liberata di Chiara Ferragni: tre gradi di separazione
Airbnb, uno dei migliori servizi per affittare una casa in vacanza
Renzo Bossi Laurea: con il sito Trota e Lode c'è una laurea web per tutti
alle 00:33
Guido Scorza
Ho provato a riassumere qualche considerazione giuridica su una delle più gravi fattispecie di violazione di massa dei diritti fondamentali degli utenti in cui mi sia mai imbattuto in questa pagina: http://www.guidoscorza.it/?page_id=65Buona lettura.